Divieto di circolazione fuoristrada, ANCMA e FMI si oppongono. Ecco il comunicato

Divieto di circolazione fuoristrada, ANCMA e FMI si oppongono. Ecco il comunicato

Dopo la notizia del possibile divieto di circolazione in aree fuoristrada, ANCMA e la Federazione Motociclistica Italiana hanno rilasciato un comunicato congiunto. Aperto il canale di dialogo con le istituzioni per fare chiarezza

di pubblicata il , alle 09:34 nel canale e-bike
 

Nella giornata di ieri vi abbiamo parlato del nuovo decreto legge che parrebbe introdurre il divieto di circolazione in fuoristrada per qualsiasi tipo di veicolo, biciclette incluse. Una notizia che in poche ore ha fatto il giro del web, per via dei tanti appassionati preoccupati dalle ripercussioni che tali nuove regole potrebbero avere.

Come vi avevamo anticipato, le associazioni di categoria si erano nel frattempo attivate, e nella serata di ieri è arrivato anche il comunicato congiunto di ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) e FMI (Federazione Motociclistica Italiana), che stanno ancora cercando di ottenere chiarimenti dal Governo, e non mancheranno certamente di aggiornarci. Riportiamo il comunicato nella sua interezza:

ANCMA E FMI CONTRO DIVIETO DI CIRCOLAZIONE IN FUORISTRADA

L’associazione dei costruttori e la Federazione Motociclistica Italiana: norma miope e con possibili profili di incostituzionalità che crea un grave danno economico al settore delle due ruote, lavoriamo per una correzione

MILANO, 15 DIC. - Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) e FMI (Federazione Motociclistica Italiana) prendono posizione contro i contenuti del Decreto 28 ottobre pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 1° dicembre, che vieterebbe la viabilità forestale e silvo-pastorale al transito ordinario. E lo fanno, insieme, al termine di un anno che ha paradossalmente visto trionfare i piloti italiani proprio nella più importante manifestazione sportiva off-road a livello internazionale, la Sei Giorni di Enduro ospitata nelle colline dell’Oltrepò pavese.

Da una parte, quindi, l’industria delle due ruote che genera in Italia un valore complessivo di oltre 7 miliardi di euro e occupa nella sua filiera più di 100mila addetti, dall’altra tutta l’attività sportiva di settore con più di 117mila tesserati strutturati in 1760 Moto Club sul territorio nazionale.

Si tratta di una norma miope, che può creare potenzialmente un grave danno economico al mercato, all’intera filiera, alle attività ludiche e sportive e a quelle legate all’accoglienza e al turismo. Vi sono inoltre possibili profili di incostituzionalità, perché manca evidentemente il bilanciamento degli interessi in gioco e di diritti costituzionali come la libera circolazione, il diritto alla libera iniziativa economica e quello di svolgere attività sportiva e ricreativa. 

ANCMA e FMI, in attesa di ulteriori iniziative, hanno attivato in queste ore un’interlocuzione con il Governo al fine di ottenere chiarimenti ed una correzione delle disposizioni contenute nel Decreto.

10 Commenti
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TecnoPC16 Dicembre 2021, 09:48 #1
Non vedo la novità!

Ormai stanno normando (e vietando) tutto, presto ci diranno pure che l'uso del cesso alla mattina sarà consentito dalle 7:00 alle 8:30 solo se muniti di patentino, l'assicurazione e tampone (...e non vi dico dove) ma solo in zona gialla!
D6916 Dicembre 2021, 10:49 #2
Prima di sparare a zero però sarebbe il caso di riflettere, perchè sinceramente da quando ci stanno quelle maledette bici elettriche che consentono a chiunque di raggiungere posti che prima era possibile raggiungere solo per pochi, adesso ti ritrovi spazzatura dove prima c'erano le marmotte, sentieri che spesso vengono scambiati per una pista da gara dove c'è mamma e papà che tengono per mano i figli da 3-4-5 anni, cime montane dove invece che la pace vai prenderti un bel nervoso.

Ho la moto, anche una MB, ma non so se mi dispiace così tanto la notizia o mi fa piacere... forse ci vorrebbe una via di mezzo, ma con le teste di minchia le vie di mezzo non funzionano, quindi poi ci rimettono tutti
The FoX16 Dicembre 2021, 11:17 #3
La norma è stupida.
Ma vedo che pure certi commenti non scherzano...
phmk16 Dicembre 2021, 12:43 #4
Appena si accorgeranno di perdere centinaia di migliaia di euro per bolli, assicurazioni etc. etc.... cambieranno subito ...
kirylo16 Dicembre 2021, 14:19 #5

Vietare perché da fastidio...

La norma nasce perché ci sono persone che si infastidiscono!

Lo si evince anche dai commenti egoisti di chi si credi padrone della montagna tanto quanto quelli che critica in MTB.

Ovviamente con la pandemia la gente è dovuta andare in montagna per fare un poco di sport visto che tutto il resto era chiuso, aumentando così la presenza umana in quel luogo. Inoltre, la maleducazione non dipende dal mezzo che si usa, si può essere anche maleducati a piedi o stando seduti, fare casino nel bosco e gettare l'immondizia sono problematiche che esistevano da sempre, chiedete al signor Messner.

Se vietate l'accesso in bicicletta che non danneggia proprio nulla allora vietate l'accesso anche a piedi.
Pino9016 Dicembre 2021, 14:28 #6
Norma folle, piano piano in Italia non rimarrà altro che guardare il panorama in attesa di morire... tutto il resto sarà vietato!


Originariamente inviato da: D69
Prima di sparare a zero però sarebbe il caso di riflettere, perchè sinceramente da quando ci stanno quelle maledette bici elettriche che consentono a chiunque di raggiungere posti che prima era possibile raggiungere solo per pochi, adesso ti ritrovi spazzatura dove prima c'erano le marmotte, sentieri che spesso vengono scambiati per una pista da gara dove c'è mamma e papà che tengono per mano i figli da 3-4-5 anni, cime montane dove invece che la pace vai prenderti un bel nervoso.


Purtroppo l'inciviltà è ovunque e scollegata dal mezzo: i sentieri più famosi sono pieni di cicche di sigaretta, cartacce e merda varia lasciata da una manica di incivili.
andresb16 Dicembre 2021, 15:07 #7
Non conosco la norma.
In linea di massima, nulla da ridire sulle bici - salvo chi sporca o deturpa, ma per questi più che multe darei i lavori forzati - ma sul resto dei mezzi un minimo di regolamentazione sarebbe utile.
Boschi e campagne sono fatte per gli animali (noi compresi se evitiamo di fare danni), non per auto e moto.
Sig. Stroboscopico16 Dicembre 2021, 15:33 #8
Hanno fatto bene, perchè:

1 - tante piste sono in terreni privati. Andate a farlo nelle proprietà private in città o pianura e vedete se si può.
2 - Tanti sentieri vengono danneggiati dai passaggi di questi mezzi e non vengono da questi conducenti ripristinati.
3 - Spesso e volentieri quando vengono organizzate gare stranamente la quantità di immondizia abbandonata cresce.
futu|2e16 Dicembre 2021, 15:40 #9
Ma chi volete che vi controlli per dio, nei comuni di montagna / collina
è gia tanto se ci sono i carabinieri. Non cambierà nulla, se non un foglio
su un pezzo di carta.
robbybby16 Dicembre 2021, 22:43 #10

Il ministero ha chiarito

Il ministero delle politiche agricole ecc. ha chiarito la nuova norma; riassunto: non cambia niente rispetto allo stato attuale; si può continuare ad andare per prati e boschi in bicicletta.

https://www.politicheagricole.it/fl.../IDPagina/17659

Si premette che il Decreto 28 ottobre 2021, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 286 del 1 dicembre 2021, contiene esclusivamente le linee guida per le Regioni allo scopo, pienamente condiviso dalle Regioni in sede di Conferenza Stato Regioni e dai Ministeri concertanti (MiC e MiTE), di uniformare a livello nazionale le norme riferite alle modalità di costruzione della viabilità forestale, che già esistono nelle singole legislazioni regionali, e dare dunque uniformità alla eterogenea nomenclatura adottata.

È opportuno rammentare che la competenza primaria in materia è delle Regioni, ed ogni regione e provincia autonoma ha già una sua legge regionale che disciplina gli aspetti strettamente tecnici e la fruibilità di tali viabilità.

Il decreto si muove nell'ambito delle previsioni dell'articolo 9 del Testo unico delle foreste e filiere forestali del 2018 (D.lgs. n. 34/2018), in vigore già da anni, senza alcun contraccolpo sul tema della fruizione della viabilità forestale.

Nulla si innova in merito al transito autorizzato sulla predetta viabilità, fermo restando che, come espressamente previsto all'articolo 2, comma 3 del decreto, le strade e le piste forestali non sottostanno ai criteri di sicurezza previsti per la viabilità ordinaria, poiché si tratta di viabilità esclusa dal Codice della strada.

Inoltre, come esplicitato dal medesimo comma, è compito delle Regioni disciplinare le modalità di utilizzo, gestione e fruizione della viabilità forestale "... tenendo conto delle necessità correlate all'attività di gestione silvo-pastorale ed alla tutela ambientale e paesaggistica".

Si fa inoltre presente che in capo alla Regioni è incardinata anche la competenza in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico e del rispetto di quanto previsto dal vincolo idrogeologico; pertanto, spetta alle Regioni la competenza a valutare gli effetti della fruizione pedonale, cicloturistica o con mezzi motorizzati diversi da quelli forestali sui tracciati, i cui effetti su fondi non asfaltati hanno impatti ben diversi tra loro; essi dovranno essere valutati con la massima attenzione alle singole realtà territoriali.

Da ultimo, si ribadisce che tutte le Regioni all'unanimità hanno approvato il decreto e le linee guida, ben consapevoli delle proprie competenze e delle conseguenze gestionali.

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