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Uber via da Bruxelles: ancora una tegola per la società in Europa

Uber via da Bruxelles: ancora una tegola per la società in Europa

Dopo sei anni di contenzioso, arriva la sentenza: la società di ride-hailing non potrà più operare nella città di Bruxelles. La decisione coinvolge 2000 autisti

di pubblicata il , alle 12:31 nel canale Urban Mobility
Uber
 

Una sentenza emessa dalla Corte d'appello della città di Bruxelles ha imposto ad Uber la sospensione di tutte le opereazioni dalla città a partire dal 26 novembre. Si tratta dell'epilogo di una battaglia in corso da oltre sei anni, dopo la causa intentata dalla compagnia locale Taxis Vert nel 2015, l'anno successivo in cui Uber ha portato a Bruxelles il servizio UberPop che prevede la possibilità per i privati di registrarsi e offrire a terzi un servizio di trasporto di persone.

Secondo Taxis Vert il servizio Uber Pop non era conforme alla legge in vigore. Uber ha allora riformato i suoi servizi a seguito della causa, e da allora ha lavorato solamente con autisti in possesso di licenza professionale VVB. Le contromisure di Uber non hanno però placato l'attività del tribunale, che ha ora stabilito che l'ordine di cessazione del servizio emesso nel 2015 si applica anche ai conducenti VVB che lavorano per Uber.

Laurent Slits, CEO di Uber in Belgio, ha espresso il proprio disappunto in una dichiarazione netta: "Questa sentenza si basa su regolamenti obsoleti che precedono l'arrivo degli smartphone e che il governo ha promesso di riformare per sette anni. Siamo molto preoccupati perché 2000 autisti VVB di Bruxelles perderanno l'opportunità di generare entrate. Esortiamo il governo di Brixelles a riformare rapidamente il settore in modo che i conducenti possano continuare a lavorare e fornire mezzi di sussistenza alle loro famiglie".

Quanto avvenuto a Bruxelles è solo l'ultimo episodio di una serie di vicende che hanno visto protagonista il servizio di ride-hailing nel Vecchio Continente. Solo lo scorso mese di settembre il tribunale civile di Amsterdam ha stabilito che i conducenti di Uber rientrano nel contratto collettivo di lavoro dei tassisti olandesi, e per questo motivo hanno diritto agli stessi benefici occupazionali. Nel 2019 Uber in Germania ha dovuto adeguare le proprie pratiche operative alle normative nazionali tedesche ed evitare il rischio di un divieto per l'intero Paese. In Italia nel 2017 la società ha dovuto sospendere brevemente i servizi dopo un'accesa battaglia legale con le associazioni di taxi e ad oggi sul nostro Paese è disponibile il servizio Uber Black, ma non UberPop e UberX.

Dopo la diffusione della sentenza gli autisti Uber hanno manifestato in segno di protesta. "Più di 2000 conducenti devono mantenere le loro famiglie, pagare l'affitto e i debiti per la loro auto, proprio come tutti gli altri conducenti. Ma a quanto pare siamo illegali. La tecnologia sta avanzando, ma noi continuiamo ad arretrare. Non è normale. Non ho parole per questo" ha dichiarato un autista al giornale locale Bruzz.

1 Commenti
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supertigrotto27 Novembre 2021, 22:41 #1
Da ex tassista/NCC dipendente,trovo giusta la sospensione di uberPop ma per quanto riguarda uberblack,è il medesimo servizio che fanno gli NCC,solo che lo gestisce un capo che si chiama Uber,in un certo senso,lavorando per uber diventi dipendente.
UberPop lo trovo ingiusto,per trasportare persone bisogna fare una patente specifica con tanto di esame e anche un secondo esame per l'iscrizione a ruolo (e si studiano cose molto importanti che la maggior parte della gente ignora),farlo così solo perchè si possiede una macchina,ignorando regole e procedure,non lo trovo corretto,sennò mettiamo a guidare autobus,camion,treni,aerei,vaporetti,traghetti,navi e quant'altro,al primo che sale.

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